Per ciò qui si sorride, come a vecchie care conoscenze un po' perdute di vista, alla linda e ondulante ottava, alle vispe musicali strofe, alle quartine, all'agevole saffica rimata, fin a quei settenari, uniti, che i fautori di proverbi drammatici hanno reso così uggiosi; e per ciò i rari così detti metri barbari ci sembrano rinverditi e ringentiliti, per via di qualche prodigioso segreto.

Il prodigioso segreto consiste nella riproduzione del sentimento e del pensiero odierno senza sofisticazione di sorta alcuna. Tutte le sensazioni, tutte le passioni, tutti gli slanci dell'anima qui cantati ci si ripercuotono dentro, vi ridestano sensazioni, passioni, slanci consimili, ci dànno l'illusione di udire la parola della nostra coscienza, quasi i nostri ricordi, dolci o tristi, i nostri tormenti di amore e di gelosia, i nostri dubbi, i nostri rimpianti, abbiano tutt'a un tratto preso corpo in questi brevi componimenti lirici, densi di cose, che ci interessano tanto da vicino.

Il prodigioso segreto consiste anche in questo: il poeta fa degno riscontro al valente articolista dei giornali quotidiani.

Vincenzo Morello (Rastignac) non lascia mai sfuggirsi l'occasione di trattare le più vive questioni di politica, di morale, di arte, di legislazione che un caso speciale, un avvenimento di cronaca, un libro, una discussione gli suggeriscono e quasi gli mettono sotto la mano; e i suoi articoli, ben fatti, caldi di sentimento, pieni di logica dritta e stringente, ricchi di tutto il materiale della più recente coltura, interessano specialmente per quell'accento personale che viene dalla profonda convinzione, dalla sincera eccitazione del sentimento. Si sente, subito, che si ha da fare con uno che ha qualcosa di serio e di suo da dire, e che sa dirlo con la forma più chiara, più rapida possibile, ma anche con la forma più efficace e quindi più scelta possibile, perchè il concetto abbia la sua intera ed efficace espressione.

Infatti egli non divaga, non si accosta esitante al soggetto. Dalle prime parole si capisce benissimo che è pieno di esso, e che ha fretta di dire. La sua frase è incisiva, lavorata; e come qualcosa di triste, di amaro, di sarcastico pervade spesso il suo pensiero, così qualcosa di altero e di sprezzante rende quasi aspro l'accento della sua parola; ma il concetto si rivela integro, con un che di artistico nelle proporzioni, senza dissonanze, e seduce e avvince anche quando non arriva a convincere.

Rastignac poeta ha, come Rastignac articolista, una spiccata personalità; e non saprei dire se le seduzioni del poeta siano uguali o maggiori di quelle dell'articolista.

L'articolo di occasione è qui in Pulvis et Umbra, diventato poesia di occasione, nel miglior senso, nel senso con cui ne parlava il Goethe, che di poesia s'intendeva. Vi troviamo la stessa acuta e intensa impressione del mondo esteriore, la stessa intensa e acuta ripercussione del sentimento e della fantasia che quella impressione ha prodotto. Qui si tratta, è vero, di minuti casi particolari che sfuggono al dominio dell'articolista; ma essi per questo non sono meno interessanti. Di quella minutezza particolare, l'artista ha messo in rilievo soltanto quel che conteneva qualcosa di più generale, di più umano, e lo ha nobilitato, lo ha trasfigurato con la forma.

L'articolista è troppo mescolato tra la gente, ha troppo aperto gli occhi, troppo intenti gli orecchi a quanto lo circonda e gli si muove dattorno, da avere agio di baloccarsi con l'erudizione, di perdersi dietro i fantasmi di un passato, la cui evocazione è opra assurda perchè non è possibile che esso si rinnovi e perchè ormai ha così poco o niente di comune con noi che la sua rinnovazione possa essere profittevole in qualche modo. L'articolista è troppo preso da tutte le lusinghe, da tutti gl'interessi, da tutte le illusioni, da tutti gli entusiasmi, da tutti gli errori del suo tempo, da aver agio di preferir loro altre lusinghe, altri interessi, altre illusioni, altri entusiasmi e anche altri errori di seconda mano, creati per via di riflessione, d'imitazione e anche di vanità e di calcolo. Il suo tempo egli lo giudica più bello, più importante, o almeno più interessante non fosse per altro, perchè in pieno divenire vitale e in piena lotta; perchè in tanto tumulto delle passioni, degli interessi, delle avidità, delle miserie, dei delitti, delle illusioni, delle allucinazioni, delle generosità e degli eroismi presenti, c'è il piacere, la soddisfazione di agire, di lottare, di combattere insieme con gli altri, di rincorrere un ideale nuovo, e di tentare, di attuarlo, dappertutto, nella vita privata, nella vita politica, nella vita dell'arte, in quella del pensiero. Per questo egli non è preraffaelista, nè simbolista in pittura, non quattrocentista, nè decadente, nè simbolista in letteratura e neppur cosmopolita. Ha il giusto senso della realtà; ha il vivo sentimento della patria; ha la profonda convinzione che l'astrattezza nuoce e nella vita, e nella politica, e nella scienza e nell'arte, dovunque.

E Rastignac poeta non è punto diverso. Il volumetto Pulvis et Umbra contiene proprio la polvere e l'ombra di una vita, dai fantasticamenti del primo amore fino ai rimpianti e ai lamenti della giovinezza che se ne va.

Si apre con un raggio di sole che illumina e vivifica, si chiude con la tristezza e l'ombra notturna.