Udite? Anime umane
si lamentan, ne l'ombra, occultamente.
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Ma soffre e si lamenta
l'anima mia, su tutte l'altre, forte,
ahimè, quasi che senta,
in alto, intorno, e dentro sè, la morte.

E il rimpianto, e lo sdegno e l'ironia, irrompono con lo stesso impeto e con la stessa limpidezza di forma che altri rimpianti, altri sdegni, altre ironie, hanno assunto, ora un giorno, ora un altro, nell'articolo di giornale:

Noi che falciammo i campi de la fede,
lieti ne la sacrilega fatica,
e, pria che desse il grano, sotto il piede
calpestammo la spica;

noi che, pria de la lotta, le fulgenti spade spezzammo in solitarie scherme, ed or, fra mille armati combattenti, stiamo col fianco inerme;

noi, stupefatti, senza più speranza, sperduti in mezzo del cammin fatale, domandiamo a l'esercito che avanza: esiste l'ideale?

E vibrano dolorose corde per strappi recenti: e schizzano sarcasmi che fanno salire le lagrime agli occhi, come in quei prigionieri di Leontieff:

Essi tornano. A branchi, come pecore qua e là raccolte, da la terra ostile che li vide brucar ne la vittoria de le sue genti, tornano all'ovile.

Desti a l'arrivo e curiosi, gl'incoli
d'Italia, a cui per lunga figliazione,
fremono in cor gli spirti e le memorie
del secondo e del terzo Scipione

Accorrono: "Portate di Cartagine
buone nuove? Laggiù, tra le rovine,
nido a l'aquile nostre, ancora crescono
i fichi, ovvero crescon le spine?"

. . . . . . . . . . . . . . . . Non comprendono i reduci, e in silenzio si allontanan ne l'ombra, lentamente.