Era già rivenuto a galla nel Vigo l'antico autonomista siciliano.
Ricordo una sua lettera di cui fui latore al Guerrazzi nell'aprile del '64. Era piena di lamenti, e di scoraggiamenti. Il Guerrazzi la lesse in piedi, con indosso la pelliccia che portava in quel momento ritornando, da una passeggiata, nella sua villa della Torretta a pochi chilometri da Livorno. Leggendo, agitava il capo, torceva la bocca; all'ultimo esclamò:—Ma perchè suonare a morto, mentre tutti suonano a vivo?—E quasi le stesse parole trovo nella lettera di risposta pubblicata dal Grassi-Bertazzi: "Molti, anzi moltissimi i torti del governo: ma e tutti incolpevoli noi, noi che non sappiamo altro che piangere il morto?"
Uguali lamentazioni aveva dovuto scrivere al Rubieri nel 1862. Il Rubieri con buon senso di patriota e di toscano gli rispondeva: "Voglio ammettere che il governo non sia ottimo: ma la Toscana non è meglio trattata della Sicilia, e vi chiedo il permesso di citarla come modello; qua tutto si tollera, perchè se il governo ha dei torti, ha anche delle difficoltà, ed immense. La festa dello statuto riuscì in tutta Toscana egregiamente. La libertà e la nazionalità sarebbero comprate a buon prezzo se potesse sperarsi di arrivare alla massima prosperità con la minima spesa. Come volete non pagar tasse, quando vi sono tante faccende interne da ordinare, e, che più monta, una quistione esterna da risolvere? La Sicilia riscattata, potrebbe dimenticare Venezia e Roma, tuttora mancipie? E come vuol riscattare Roma e Venezia senza un esercito? E come vuole mantenere un esercito senza aumento di tasse? Io non posso che esortar voi e tutti gli onesti ad adoprare tutta la propria influenza, perchè sia compiuta un'opera che lo sturbare sul più bello sarebbe delitto."
Il Rubieri aveva combattuto a Curtatone ed era stato ferito.
Parecchie altre cose si potrebbero spigolare da questo volume; ma io mi fermo qui.
Il prof. Grassi-Bertazzi forse avrebbe fatto meglio attendendo ancora qualche anno e pubblicando compiuta la biografia del Vigo; o avrebbe dovuto essere, forse, più parsimonioso di alcune lettere, (di quelle del Regaldi per esempio) e più largo di altre di altri personaggi.
In ogni modo la sua pubblicazione è importante.
L'affetto di concittadino non ha fatto velo al suo giudizio, e per ciò gli auguro che porti presto a fine la biografia di Lionardo Vigo.
Prosatore, poeta, erudito, il Vigo non lascerà un'impronta nella storia dell'arte. La sua stessa raccolta di canti popolari è stata già superata da quella del Pitrè per gl'intendimenti scientifici con cui questa è stata condotta; saranno certamente superate tutte e due da una raccolta avvenire, che usufruirà dei materiali di entrambe e dei progressi del folklore.
Ma come uomo, con tutti i suoi difetti, con la passeggera nube—a cui egli stesso accennava con rammarico, dandone la colpa ai subdoli consigli del Malvica—che offuscò per un istante il suo patriottismo siciliano, come uomo, ripeto, Lionardo Vigo è assai interessante e simpatico.