E quanto mi parve raffinatamente furba il giorno dopo, quando la rividi alla finestra, indifferente e serena come le altre volte! Volli mostrarle che sapevo essere altrettanto furbo anch'io; e non le feci nessun cenno, e rimasi là a fumare, con un libro aperto sul davanzale e gli occhi su la pagina di cui non distinguevo neppure una lettera, tanto ero, nell'intimo, gongolante di gioia.

La mia impazienza per poco non mi fece credere che qualche maligno Giosuè avesse fermato il sole. La sera non arrivava! E con che lentezza si movevano le lancette dell'orologio! Verso le undici, non stavo più a sedere, ma addossato alla parete, in attesa dei picchi avvisatori.

Furono tre, come la sera precedente, e questa volta mi diedero uno strano brivido per la schiena.

Risposi all'appello, e accostai l'orecchio alla parete.

—Voi non potete vedermi, io sì—ella disse.

—Come mai?

—È un mio segreto.

—Davvero? Che faccio in questo momento?

—Avete preso in mano il calamaio. Rimasi interdetto!

—E ora?