—Rispondete: Perchè?

La risposta non venne. Attesi più di un'ora. Qualcuno, pensai, ha dovuto entrare in camera di lei e impedirle di continuare.

Che doveva importarmi della sua apparente indifferenza durante la giornata? Il mistero che circondava quel nostro amore mi riusciva deliziosissimo. E preparavo le domande da farle la sera dopo. Non dubitavo che la sera dopo ella sarebbe venuta a conversare con me, dubitavo però della sua potenza visiva a traverso il muro; attribuivo al caso la coincidenza delle sue risposte con la realtà.

E alle undici della sera appresso, ripigliavo la conversazione interrotta. Ora la sua voce era più forte, ma sempre lenta, quasi stentasse a penetrare la densità del muro.

—Rispondete alla domanda di ieri sera: Perchè?

—È inutile. E soffrirei nel dirvelo. Smettete d'interrogarmi.

—Voi che vedete a traverso i muri, leggete voi nel mio cuore?

—Sventuratamente!

—Vi dispiace che io vi ami?

—Non mi amate; amate un'altra!