Si fermò, torcendosi le mani, alzando rabbiosamente gli occhi al cielo, con tale espressione di dolore che anche miss Elsa, voltatasi a guardarlo, non potè far a meno di fermarsi, lievemente arrossita in viso; la reticenza l'aveva turbata.

—Paese che vai, usanza che trovi!—ella disse sorridendo con lieve espressione di tristezza.

—E poi—riprese Paolo, quasi non avesse udito quelle parole…—se anche avessi saputo osare… che cosa avrei conchiuso?

—Bisogna essere sinceri, per restare onesti,—mormorò miss Elsa.

—Bisogna, in certe circostanze darsi un bel colpo di pistola a una tempia!

—Sarebbe vero dunque che lei non crede in Dio, lei?—domandò miss
Elsa con dolcissimo accento di compassione e di rimprovero.

—Se Dio esistesse, non permetterebbe tante infamie!

—Oh, no, signor Paolo, non parli così! Del bene e del male che facciamo siamo responsabili noi.

—E di quello che ci costringono a fare gli altri?

—Nessuno può costringerci a fare il male.