—Pur troppo!—fece Carenga, che aveva la manìa delle interruzioni.
—Allora—continuò Bodura—ero innamorato della moglie del Sindaco, ed era la prima volta che rivolgevo audacemente gli occhi verso una donna maritata. Sono stato sempre timido e per ciò, allora e dopo, ho avuto poca fortuna con le donne; figuratevi se ero timidissimo con una signora che potevo avvicinare di rado e che fin la maldicenza senza scrupoli delle fiere lotte amministrative aveva sempre rispettata! La mia corte alla bellissima signora si riduceva a lunghe insistenti occhiate in teatro, in chiesa, per le vie, dovunque la incontravo; a profonde scappellate, ricambiate da lei con lievi sorrisi che mi davano la lusinga d'una tacita accettazione, convinto com'ero che qualunque omaggio alla loro bellezza riesca gradito anche alle donne più oneste.
I preparativi per l'accoglienza all'onorevole richiesero parecchie riunioni; ed io, oltre che elettore, mezzo giornalista, mezzo letterato, mezzo poeta—in provincia si diventa sùbito qualcosa con poco o niente—ero stato invitato a prendervi parte in casa del Sindaco; anche perchè egli aveva posto gli occhi addosso a me pel suo discorso al banchetto. Infatti, una sera, me ne fece fare la proposta dalla sua signora, quasi fosse stata un'idea di lei.
—Occorre qualcosa di bello, di elevato… Lei che è giornalista, letterato… poeta…
—Oh, Signora!
—Si tratta di far figurare la città. Mio marito, uomo di affari, alla buona…
—Oh, Signora!
—Dev'essere un segreto tra me e lei! Mi sembrò di toccare il cielo col dito. Un segreto tra me e lei! Ero diventato rosso come un peperone e non sapevo rispondere altro che quel—Oh, Signora!—stupidissimo… ma eloquentissimo, di cui ella sorrideva nell'atto di rimproverarmi la eccessiva modestia. Qualificava, forse maliziosamente, modestia il mio grande imbarazzo.
Quella notte non andai a letto. Rifeci cinque o sei volte il mio lavoro, e verso le undici del giorno appresso, ora in cui il marito non sarebbe stato in casa, corsi a portare lo scritto alla adorata signora. Mi accolse con un: bravo! e mi stese tutt'e due le mani.
—Sentiamo; me lo legga lei.