Ricordo perfettamente che pasticcio di ampollose frasi era riuscito quel discorso; ma l'effetto della mia declamazione fu straordinario. E leggendo, pensavo:—La signora capirà benissimo che le apostrofi all'onorevole, agli italiani, al Parlamento, al Re (ce n'era per tutti!) significano soltanto:—Le ho scritte per lei!… Sono dirette a lei!… Ormai, per me, non c'è altro che lei al mondo!—Tanto sciocchi ci riduciamo quando siamo innamorati!

—Grazie—ella disse.—È mirabile! Peccato che mio marito non saprà recitarlo come l'ho udito io!

E congedandomi, replicò:

—Non se ne scordi; deve essere un segreto tra me e lei!

Mi attendevo qualcosa di più; ma infine!… Un segreto tira l'altro!… Questo mi consolava.

L'onorevole arrivò pochi giorni dopo, e parlò—Dio glielo perdoni!—due ore e mezzo filate, senza arrestarsi un momento per rinfrescarsi le labbra, scaraventando cifre dietro cifre su la faccia stupita degli elettori, che non ne capivano niente; magnificando il suo sistema, che avrebbe risanato, in un batter d'occhio, le finanze dello Stato, reso fiorenti le industrie, rigogliosa l'agricoltura, rigurgitanti le tasche dei contribuenti; i quali, se si fosse adottato il suo sistema, avrebbero pagato così allegramente le tasse, da prendere pel collo gli esattori perchè ricevessero il danaro!

L'onorevole parlava, parlava, parlava, agitando le braccia, sussultando con la persona, scotendo la testa, ingarbugliando tutto, anche la sintassi dei suoi periodi, e senza pur riuscire a riscuotere dallo sbalordimento l'uditorio, senza strappare un applauso, un bravo, un bene, un mormorìo di approvazione nei punti certamente da lui creduti d'irresistibile effetto!

Fu applaudito, e con calore, alla fine. Gli uditori non ne potevano più.

Io avevo dovuto adoperare ogni mezzo per non addormentarmi. Mi trovavo seduto in prima fila, proprio di faccia a lui; ed egli spesso, aveva l'aria di rivolgersi particolarmente a me, quasi volesse dirmi:—Voi, forse, quantunque letterato, potete capirmi. Ma gli altri!…—Ed avevo dovuto assentire con cenni del capo, tanto più seriamente quanto meno avevo capito.

Dopo il discorso, eravamo andati in casa del Sindaco, che faceva all'onorevole, ai consiglieri comunali, ai più influenti cittadini uno splendido trattamento di gelati, paste, liquori, nella sala da pranzo. Stavo per prendere un gelato, quando il Sindaco venne a dirmi in un orecchio: