—Vada nel mio studio, senza farsi scorgere; la mia signora lo attende.

Ah! Era splendida, elegantissima!… Ella chiuse l'uscio, mi prese per una mano e mi condusse davanti a la scrivania.

—Segga; mi aiuti.

—Un altro segreto?—dissi sorridendo e con voce turbata.

—Un altro segreto. Ecco qui il sunto del discorso dell'onorevole, fatto da lui stesso, per telegrafarlo ai giornali. La modestia gli ha impedito di segnarvi i bravo! i bene! gli applausi…

—Oh, Signora!

E questa volta, le presi una mano e la strinsi forte fra le mie tremanti di commozione. Sorrise, non la ritrasse, e continuò:

—Facciamo noi… cioè lei che se n'intende. L'onorevole si è rimesso a lei… Proprio, sa!

—Ah, Signora!

—Sì, sì; va bene!—ella riprese, indulgentissima, pregando con gli occhi che sorridevano.—Bisogna telegrafare e presto. Legga; metta lei le parentesi, qua e là…