Cominciai a baciarle calorosamente la mano.

—Ma non così!—esclamò ridendo.

—Mi lasci fare! Io… io…

—Va bene; ne riparleremo dopo! Intanto legga…

Leggevo quasi balbettando, frettolosamente.

—Qui, non le pare?… qualche: bravo!…

—Ma se nessuno ha fiatato!—(E un bacio alla mano che stringevo più forte). Ma se nessuno ha capito niente! Bravo? Applausi?… Silenzio profondo! (E un altro bacio).

—Non importa. Gli elettori… che vuole? Supplisca lei; lei che intende…

—Oh! Io intendo soltanto questo: che lei è cosa divina! Che darei il mio sangue, l'anima mia per una sua parola di amore!…

—Zitto!… Ne riparleremo… dopo! Con che dolcezza, con che benigna aria di compassione e con che sorriso ripetè quelle promettenti parole: Ne riparleremo… dopo! Allora ebbi fretta di cospargere di parentesi le cartelle del discorso: e i Bravo! i Bene! i Grande attenzione, gli Approvazioni vivissime, gli Scoppio di applausi, i Risa, tutta insomma la schiera delle parentesi con cui ogni deputato ha cura d'infiorare la stampa ufficiale dei suoi discorsi, tutta fu da me profusa a piene mani e anco a casaccio!