Riprendeva il suo colorito, sorrideva benevolmente, come in principio.
—Ma io ho quasi quarant'anni, e lei può essermi figlio. La sciocchezza più grande la farebbe lei… Io, che non ne ho fatte nel fiore degli anni, sarei proprio imperdonabile se incominciassi ora… Un bacio, credevo, non porta conseguenza: e poi, se l'era meritato; ma andar più oltre, oh, no!… Via, si rinfranchi!… E non stia in collera con me… Qua la mano!
Vi assicuro—conchiuse Bodura—che uscendo di là non mi sentivo ridicolo. Ero più innamorato che mai, ma in tutt'altra maniera, di ammirazione e di rispetto… che non è sempre la peggiore, come voialtri credete.
—La _peggiorissima…_Mi fai dire uno sproposito.- esclamò Carenga. E rivolto a noialtri, soggiunse ridendo:—Per fortuna, voi non siete miei scolari!
ENIMMA.
—È possibile?—domandò Lelio Neri, interrompendo la sua narrazione.
—Tutto è possibile—rispose il vecchio professore di filosofia—anche l'assurdo; cioè quel che sembra assurdo alla presuntuosa nostra scienza.
—Dev'essere così!—esclamò Lelio.—Altrimenti i fatti che sto per raccontarle parrebbero invenzione di mente malata.
Avevo, dunque, notato che le apparizioni della mia bella vicina alla finestra si erano fatte meno rare; il suo contegno però non era mutato. Sollevava, al solito, a metà uno degli sportelli della persiana, affacciava la testa per guardare giù nella via; spesso, chiamava la sua mamma per farle osservare una persona che passava e che l'aveva colpita con qualche stranezza del vestito e del cappellino; ma se io tentavo di associarmi, in qualche modo, all'osservazione e alla risatina che la seguiva, tentavo inutilmente.
La indifferenza di quella bruna con occhi nerissimi, capelli così folti che pareva dovessero affaticarle la testa, con labbra rosse e fresche come ciliege, era riuscita ad irritarmi, a mettermi in puntiglio, anche perchè vi avevo sospettato un artificio, un'insidia, e volevo prendermi la rivincita.