— Soffro molto — diceva; — soffro molto qui. — E indicava il petto.
— Non è nulla — rispondeva il dottor Cymbalus. — Passerà.
Quando questi gli tolse le fasce, Hermann vide su la spina dorsale e su l'occipite di William due piccolissime cicatrici, due graffiature nere; niente altro.
William si sentiva uscire a poco a poco da un profondo sbalordimento. Le idee gli erravano per la mente, gli sfuggivano, gli tornavano innanzi come nuvoloni sballottati da un temporale; poi cominciarono ad ordinarsi simili a una folla di persone entrate confusamente in una sala che riescano in fine a trovar tutte il loro posto. Capiva che doveva essere accaduto qualcosa di straordinario dentro di lui; provava un vuoto immenso e un benessere ineffabile, ma non si ricordava bene; credeva d'aver sognato.
Hermann, il dottor Cymbalus, il letto, la stanza, l'operazione subita non erano fantasmi creati dalla sua fantasia delirante? Si era forse ucciso, e quello stato di calma era la sua nuova esistenza in un mondo migliore?
Finalmente ebbe la certezza della realtà.
— Consumatum est! — gli disse il dottor Cymbalus scotendo la testa tristamente.
— Ella è il genio del bene! — rispose William.
— Dite piuttosto il genio del male, capace di distruggere e non di edificare!
— Ah, dottore, come son lieto di non aver ascoltato i suoi consigli! Io gusto una pace, una felicità che non credevo possibili sulla terra!