V.

Infatti era una felicità vera. All'eccessivo tumulto dei suoi affetti succedeva un silenzio completo. I suoni gli aliavano intorno agli orecchi, sussurrandovi le loro note, senza decidersi ad entrarvi. I colori venivano a posarglisi sulla retina con la delicata precauzione di chi non vorrebbe farsi scorgere.

Quella parola misteriosa della malinconia dei tramonti, del mormorìo delle acque, del profumo dei fiori, delle linee della campagna, della serenità dei laghi, dello altero slanciarsi dei monti al cielo, del mesto sprofondarsi delle vallate; quella parola misteriosa che tutti cerchiamo, che tutti ci sforziamo di riprodurre, poeti, romanzieri, pittori, scultori, maestri di musica, quella viva ed eterna parola dell'universa Natura, egli non la sentiva o non la intendeva. Viveva come circondato da un'immensa solitudine, tra le vaste ruine d'un mondo una volta animato E si sentiva felice, e s'inorgogliva di sè stesso.

Come era superiore a quanto gli stava attorno! Nulla giungeva più a fare nessuna impressione su lui!

Ricordava sua madre, ricordava Ida Blùmer le sole creature ch'egli avesse immensamente amate e per le quali il suo cuore aveva tanto sofferto; ma non provava più nè commozione, nè rimpianto.

Era vendicato di esse!

Gioiva del suo trionfo.

Durante questo tempo, avvenimenti inaspettati mettevano sossopra il palazzo, della contessa K***.

La sventura avea spetrato quel cuore di madre, e il pentimento e il rimorso la conducevano alla casa del figliuolo così spietatamente abbandonato, e, una volta, fatto scacciare dai suoi servitori.

William abitava insieme con Hermann.