Bella, vestita con eleganza, aveva i capelli rappresi sulla fronte e sul collo; gli abiti ancora bagnati indicavano il genere di morte scelto dalla infelice per finire i suoi giorni.

— È Ida Blùmer — egli disse; — la riconosco.

Condotto davanti al Commissario, vi fece la sua deposizione. La vista di quel cadavere lo aveva lasciato indifferente.

VI.

Eran passati sei anni.

Che cosa voleva dire quella stanchezza vaga, indefinibile che cominciava ad insinuarsi nella sua vita regolare e monotona? Quei confronti del passato col presente che gli erano stati cagione di tanta allegrezza, perchè ora prendevano un accento di lieve rimprovero?

Fu spaurito di questi sintomi e cercò di svagarsi.

Ma come sfuggire la memoria? Si vedeva perseguitato da essa perfino nei sogni. Giorno per giorno, ora per ora, minuto per minuto la stanchezza e la noia aumentavano. Non poteva far nulla per arrestarle; si sentiva inetto a resistere.

— La gran legge del lavoro!

Aveva un bel ricordarsene; non gli riusciva di lavorare. Si stancava, si annoiava sùbito. Gli mancava qualcosa che gli rendesse caro il lavoro.