Andava a inginocchiarsele davanti, prendendola per le mani, baciandogliele con lieve carezza, accostando il viso al viso di lei per osservare, desolatamente, quegli occhi limpidissimi da far credere che il non vederci più fosse una finzione, se si fosse potuto supporre tanta cattiveria in una dolce creatura di bontà come Diana.
— Vedi? Ti distraggo anche senza volerlo! Va', riprendi a lavorare.... Al romanzo? A una novella? Puoi dirmelo senza timore che io diventi gelosa dei fantasmi del tuo passato... Come sono stata stupida! Quanti dispiaceri ti ho dati! E il signore mi ha gastigato!... Sai? Però ora mi sembra di esserti più vicina, più intima... Mi esprimo male... Di volerti più bene, oh! assai più bene di prima. E mi pareva impossibile che ciò potesse accadere... Ma tu non sai che fartene dell'amore di questa povera cieca che impaccia la tua vita, che, soprattutto, t'impedisce di lavorare, di farti vivo con tanti tuoi ammiratori.... Lasciami.... dire....
Egli le turava la bocca! Non poteva sentirla parlare così, perchè l'apparente tranquillità della voce non riusciva ad ingannarlo intorno all'intimo significato di quelle parole di desolazione e di pianto segreto.
E le settimane passavano, e i mesi passavano nel torpido silenzio di quella solitudine dove Pietro Borgagli avea voluto rinchiudersi con colei che egli sentiva di amare sempre più, specialmente dopo i rapidi istanti — che poteva farci? — nei quali sentiva balenarsi in fondo al cuore un improvviso sentimento di rivolta contro il suo destino, un lampo di misero odio contro la innocente cagione di tutto questo.....
Ed erano i momenti nei quali Diana, stretta forte al cuore di lui, si sentiva pienamente compensata di ogni sua disgrazia; nei quali Pietro non sapeva in che modo scontare quell'involontario lampo d'odio che sembrava gli avesse lasciato qualcosa di attossicante nel sangue.
— Non lavori? Non puoi lavorare?
— Il romanzo procede bene. Più tardi ti leggerò gli ultimi due capitoli scritti.
— No, mi leggerai tutto a lavoro finito.
E il giorno dopo — e così ogni giorno — ella tornava cupamente a interrogare:
— Non lavori?... Non ti riesce come prima?