— Anzi!... Mi pare che il tuo alito qui...
— Non dire bugie!... Non sento stridere la penna... Ho buon orecchio, specialmente da che non ci vedo.
— Ho mutato penna. Perchè ti prendi il gusto di tormentarti senza ragione?
— Te tormento, non me!
— Cattiva! Cattiva! Cattiva! Bisogna che io punisca cotesta bocca calunniatrice!
Ed erano baci, ed erano abbracci deliranti, fino a che Diana vinta, spossata dalla commozione, non pregava:
— Basta, Pietro!... Basta!
Che pietà, ogni mattina dover condurre per mano nello studio, fino a una poltrona la bella creatura su le cui labbra appariva il caratteristico sorriso dei ciechi, e farla sedere, aggiustandole alle spalle e sotto i piedi i cuscini! Le si inginocchiava davanti, voleva che gli posasse le mani su la testa in atto di benedizione, e le augurava:
— Sogna, mentre io inseguo il sogno della mia opera d'arte!
Diana diveniva, di giorno in giorno, più chiusa, più impenetrabile, quantunque le rifiorisse sul viso una bellezza serena, gentile, una maravigliosa maturità di bellezza, che si rivelava pure in certe inflessioni della voce, in certe appassionate esitanze della parola, quasi ella avesse una pienezza di cose da dire e volesse assolutamente astenersene.