Questo formava la maggior tortura di Pietro Borgagli, gli produceva un senso di stanchezza, di acredine, di sordo terrore insieme. E pensando all'avvenire, egli levava gli occhi dai bianchi fogli che aveva davanti e che stentava a coprire di quella caratteristica scrittura, rivelatrice, una volta, dell'agile vivacità del suo pensiero di artista. E fissava a lungo la cara silenziosa, che si dondolava lievemente su la poltrona con le bianche mani aperte sui ginocchi, e gli occhi che non vedevano, eppur fissi lontano, nello spazio, quasi guardassero, intenti, una dolorosa visione.

Quella mattina, tutt'a un tratto, ella gli disse:

— Come dev'esser bella questa fine di aprile alla Roccetta!

Gli parve ch'ella intendesse di dirgli: — Andiamo ad isolarci di più! — Per quanto vivessero segregati, ricevendo lui pochi amici, lei, e raramente, una o due signore, intimissime, che non potevano farle sentire l'offesa della compassione, pure qualcosa della vita esteriore penetrava fino a loro, anche coi confusi rumori della via dove ferveva fino a tardi la vita cittadina. Diana non potè accorgersi dell'oscuramento del viso, del gesto d'impazienza provocati dalle sue parole. Credè che suo marito, immerso nel lavoro, non avesse ben udito, e ripetè:

— Come dev'esser bella questa fine di aprile alla Roccetta!

— Se vuoi, vi andremo domani... domani l'altro... — egli rispose.

— Domani... Grazie!... Non ti dispiace?

— Perchè dovrebbe dispiacermi, se fa piacere a te?

— Grazie!... Domani!

La villetta, con l'intonaco azzurro sbiadito dal tempo e dalle pioggie, era stata fabbricata dall'avo di Pietro in cima a quella roccia che, da ponente, scendeva quasi a picco su la vallata sassosa, coperta più in là di erbe, di piante selvatiche, di alberi di ulivi.