— Di che cosa?

— Di me, di me, che ti rendo infelice come uomo e come artista!

— T'inganni, Diana! La disgraziata sei tu che, forse, con un altr'uomo... Ho detto forse... Nessuno avrebbe potuto amarti come ti ho amato, come t'amo ancora, come sento di poter amarti sempre più!... Lo sai che, in certi momenti, ho avuto fin la stoltezza di rallegrarmi della tua cecità, geloso che i tuoi sguardi potessero, per caso, vedere qualcosa.... qualcosa da menomare, da rubarmi il tuo amore?

— Mi ripeti le belle cose che tu suoli scrivere.... Non mi illudi però.... Non è colpa mia, se ti ho fatto soffrire... Per questo... Oh, come sono stanca! Stanca in tutti i sensi, col sangue tutto sossopra, con improvvise nuove punture agli occhi...

— Riposa. Io ti veglierò a piè del letto...

— È già sera avanzata?

— Sono appena le sei e mezzo. Ma prima porgimi le tue mani, così, e giurami per la santa memoria di tua madre, che non tenterai mai più, mai più, in nessuna maniera... Ti figuri dunque che io potrei sopravviverti? Tanta poca stima hai di me?... Giurami!

— Te lo giuro!... Ma sarebbe stato meglio altrimenti!

— Come sei crudele, Diana!

Si era buttato, vestito, sul lettino accanto, per poter accorrere sùbito se Diana avesse avuto bisogno della sua assistenza. Non aveva chiuso occhio, agitatissimo. Alle altre sue preoccupazioni, si era aggiunta ora anche questa del possibile suicidio di Diana in un nuovo improvviso sconvolgimento della sua coscienza!