— Se è, vuol dire che è possibile — rispose Borgagli all'amico. — In certi momenti — in certi lucidi intervalli, forse tu pensi — me ne maraviglio anch'io. Sin dalla mia prima giovinezza ho lottato, ho fatto a pugni contro tutto e contro tutti che volevano porre ostacoli alla mia azione. Poi fu lotta diversa, inferiore, con le grandi difficoltà della forma, con le non meno grandi difficoltà dei soggetti che mi piaceva di affrontare. Vincevo perchè sentivo, fuori e dentro di me, qualcuno o qualcosa che voleva opprimermi, atterrarmi; e per ciò tutti i miei lavori, novelle, romanzi, polemiche, squillavano come trombe guerresche, avevano l'aria di correre all'assalto, anche quando erano soffuse di grande pietà, di sottile gentilezza, raggianti di poesia nella loro umile espressione di tristissima realtà....

— E non senti riaccendere, ricordando, le divine vampe dell'entusiasmo?

— Niente, caro Leoni! Non vedo più nessuno che mi si pari dinanzi per tagliarmi il passo; non vedo rizzarsi più davanti a me un qualche ostacolo che vorrebbe costringermi a tornare addietro. Forse ho sofferto troppo, ho fatto soffrire troppo; è anche lei nello stesso mio stato, e io la osservo, la studio con crescente orrore. Niente più vibra in lei... Ah, la sua divina gelosia! Ah, quelle convulsioni del suo organismo che produssero la cecità, che le riaccesero di nuovo, come sublime rivincita, la vista!.... Niente! Niente! A te posso dirlo: Ho passate intere giornate a rileggermi.... Ho visto ripassarmi davanti tutte le creature da me messe al mondo: ho provato — e ne sentivo rossore — un senso di ammirazione per colui che aveva lasciato così potente impronta su quelle pagine che a stento mi sembravano mie.... Niente! Niente! Che vuol dire questo?.... Guarda; ti si è spenta la sigaretta... No, non bisogna riaccendere una sigaretta spenta. Eccone un'altra: ne accendo una anch'io, e non ritorniamo su questo stupido soggetto. Ormai!... Ormai!

— Protesto!... Mi ribello! — esclamò Leoni. — Senti: tu hai scritto un mirabile libro: Il Gran Sogno. Devi — devi, intendi? — scriverne un altro che sarà, ne sono certo, il tuo capolavoro: Tormenta (ti regalo il bel titolo) questa tua storia che — tu ancora non te ne accorgi — ti freme, ti ribolle dentro...

— Forse!... Forse!... Amico, fratello mio! Forse! — mormorò Borgagli.

Ma Tormenta non è comparsa finora!

STORIA FOSCA

— Tu menti! — urlò il barone.