E lui che credeva di farle piacere! Com'era lieto di scoprire che si era ingannato!
***
In città, la vita di Cecilia e di Giorgio scorreva più monotona. La lettura, il pianoforte potevano svagarli per qualche ora. Le giornate parevano eterne! La sera, durante la solita passeggiata pel viale alberato, fuori il Dazio, mentre il barone giocava a' tarocchi nel Casino di convegno, Giorgio diceva delle barzellette, osava delle confidenze come con un camerata. Una sera le raccontò la storia di un suo amoruccio a dieci anni, una vera fanciullaggine.
— E poi?
— Poi?... Nulla — rispose Giorgio.
Ella si era aggravata sul braccio camminando a passi lenti, muta, con gli occhi fissi nel cielo stellato. Poi aveva lasciato il braccio per ficcare le mani nelle maniche della mantiglia con un gesto da freddolosa, e aveva avuto il capriccio di andar quasi di corsa; poi si era fermata a un tratto:
— Voglio tornare a casa. La serata è troppo fresca... Sento dei brividi...
— Fa caldo invece!
E in casa si era svestita in fretta ed era andata a sedersi sul terrazzino, con la testa appoggiata al ferro della ringhiera, gli occhi socchiusi, dondolando la seggiola.
— Ninna, ooh! Ninna ooh! — cantava Giorgio, ridendo, agevolando con la mano quel dondolamento. — Ninna, ooh!