In uno di questi ritorni Giorgio, destandosi dalla sua indolenza, le disse:
— Domenica avrò diciassette anni; divento quasi un uomo.
Cecilia lo guardò come se queste parole significassero chi sa che cosa:
— Diciassette anni!
***
E la settimana dopo andarono di nuovo al Gelso Nero, questa volta a cavallo.
Era una giornata d'estate, col cielo leggermente nuvoloso, piena di tepori. Ma verso sera, quando essi già si apparecchiavano a ritornare, avea cominciato a venir giù una acquerugiola fina fina che sembrava un gran velo di tulle steso contro il sole al tramonto.
— Pioggia d'estate! — disse Giorgio osservando il tempo dalla finestra.
La baronessa guardava il cielo e la campagna muta, con la fronte corrugata, le labbra strette, gustando quel sordo e carezzevole rumore della pioggia sul fogliame che luccicava, agitato lievemente dal vento. Lontano, lontano, brontolavano i tuoni: il temporale s'avvicinava, preceduto da lampi.
I cavalli, insellati, nitrivano e scalpitavano sotto la tettoia della stalla. Ma la pioggia avea continuato a venir giù più fitta. Il sole era già sparito dietro montagne di nuvoli nerastri.