— O dove vuole andare, voscenza? — disse il massaio. — Pioverà certamente tutta la nottata.

La baronessa avea guardato Giorgio e, tutti e due, si erano messi a ridere:

— Che bella sorpresa!

Anche la massaia era comparsa su l'uscio della stanza col suo grembiulone bianco di traliccio:

— Doveva accendere i lumi? Preparare i letti? Cuocere un po' di verdura, un filu di amareddi, per la cena? C'erano delle uova fresche — il pecoraio, più tardi, avrebbe portato la ricotta...

— Oh, bene! Oh, bravo!

Giorgio ruzzava come un bimbo, intanto che la baronessa, addossata alla finestra, si mordeva lievemente la punta dell'indice, con li sguardi sprofondati nell'oscurità a traverso la nera campagna.

I canali scrosciavano sull'acciottolato davanti a la casa. Le fiammate dei contadini vi gettavano larghe striscie di luce rossiccia dagli usci aperti del pianterreno, e su quelle passavano, di tratto in tratto, strane ombre allungate. La voce di Giorgio — sceso un momento giù dagli uomini — scoppiava argentina fra le risate, a riprese. Un cane abbaiava.

Poi Giorgio era tornato su ridendo:

— Che grullo quel boaro! Lo canzonano tutti. Ha paura delle Nonne che gli spastoiano le vacche per farlo arrabbiare! Una notte, dice, gli hanno anche impiastricciato quattro ciocche della sua zazzera; se lui le avesse tagliate, sarebbe morto sul colpo. Che grullo!