— E la biancheria da letto? Ah! ci tocca di dormire su le materasse, belli e vestiti!

Allora, mèssisi a rovistare i cassettoni, in fondo a un armadio, avean trovato due paia di lenzuola rimaste in campagna per caso. E rifacevano i letti, chiassosamente. Giorgio strappava il lenzuolo rimboccato; Cecilia fingeva d'arrabbiarsi:

— Come sei strambo!

E tornavano a rimboccare, ridendo, irrefrenabilmente, abbandonandosi a traverso il letto, l'una di qua, l'altro di là, tenendosi i fianchi, non ne potendo più. E così, daccapo, nell'altra camera attorno il letto di lui.

La cena era parsa deliziosissima.

— Ghiotti questi amareddi!

— Squisito questo pane dei contadini!

Seduti di faccia, coi gomiti su la tavola e il viso fra le mani, con le ginocchia che si toccavano, perduti in mille discorsi inconcludenti, indugiavano ad andare a letto. Giorgio un po' sonnacchioso, ella con li occhi foschi, luccicanti, le labbra umide e più accese del solito. Parlavano a voce bassa, a intervalli.

Giorgio si rizzò il primo, snodandosi la cravatta, e sbottonando la camicia, scoprì il suo collo tornito, più bianco della spuma, un collo da vergine. Cecilia lo accompagnò fino all'uscio della camera e rimase là, addossata allo spigolo, dopo di avergli appostata sbadatamente una sedia a piè del letto.

— Buona notte!