— Buona notte!
La pioggia veniva giù forte ma uguale con uno scroscio sordo sordo. Tutta la villa dormiva.
La baronessa cominciò a spogliarsi, lasciando cadere i capelli snodati su le spalle ignude. Si passava su la fronte le mani fredde, madide come quelle d'una malata. Tutt'a un tratto, così mezza svestita, barcollante come una persona ebbra, avea fatto uno, due passi verso l'uscio... e l'avea aperto, risoluta.
***
Era stata lei!
Al povero ragazzo non era mai passato pel capo che ciò potesse accadere.
E avean continuato, insaziabili, come due esseri senza coscienza, come due bruti belli e giovani che tracannavano la coppa della vita, per esaurirla.
Nulla era venuto a turbarli: nè cura del presente, nè pensiero dell'avvenire.
Una figura, un fantasma non s'era mai rizzato in mezzo a loro! Ogni sentimento era stato soffocato da quel delirio di sensi scoppiato pari a un fulmine in mezzo alla loro serenità gioconda. Ella lo avea fatto tremare sotto la violenza del suo fascino; egli l'avea scossa tutta con la sua carne di fanciullo più bianca della spuma, fresca, vellutata, la soavità del suo sorriso, l'azzurro profondo del suo sguardo; complici: la libera solitudine, la cieca confidenza di chi non potea neppur sospettare e il cielo e la terra e ogni cosa, in quell'autunno siciliano che ha tutte le seduzioni della primavera con qualche cosa di più intimo e di più seducente.