Milano, 15 febbraio 1879.

CONVALESCENZA

Come udì il lieve scricchiolìo dell'uscio, Eugenio si voltò.

— Buon giorno — gli disse la pallida testina di donna ch'erasi affacciata tra i battenti semiaperti.

— Di già levata! — egli rispose freddamente.

La signora Viotti entrò, facendo un solo passo, con un soave sorriso su le labbra e negli occhi; e scrollava la testa per confermarlo nella sua sorpresa, non senza una lieve aria di rimprovero nel vedere ch'egli non le si precipitava incontro ad abbracciarla e a sorreggerla.

Eugenio, infatti, era visibilmente contrariato dall'inattesa apparizione di quella pietosa figura di convalescente dal viso scarno, da le occhiaie livide e infossate, da la persona esile ed alta, tutta ravviluppata nella mantiglia di raso nero foderata di martora.

— Ma, il dottore..... — egli disse, alzandosi dalla poltrona e gettando via il libro sul tavolino.