Era stato un gran colpo di pazzia. Se ne accorsero quasi subito, dopo quattro o cinque mesi della loro vita di amanti; ma si accorsero pure di non trovarsi in pari condizioni, pur troppo! Mentre Eugenio, passato il primo bollore della passione, si distaccava da lei mezzo annoiato, mezzo sazio, naturalmente, senza che la riflessione vi concorresse per nulla; la signora Viotti — che aveva abbandonato un marito da cui si sapeva adorata e che aveva adorato anch'essa fino a sei mesi addietro, essendosi sposati per amore — la signora Viotti, all'opposto, sentiva legarsi ad Eugenio sempre più strettamente, di giorno in giorno, da uno di quei ciechi attaccamenti, per resistere ai quali non c'è ragione che valga.

Da Treviglio, dove Eugenio si trovava in villeggiatura, nella villa Savini, invitato da un amico, essi eran volati a nascondersi nell'immensità della capitale, in quell'elegante quartierino di Via Modena, al terzo piano; e durante il primo mese, ne uscivano soltanto la sera, a braccetto, per passeggiare pei quartieri nuovi quasi furtivamente, baciandosi lungo le vie solitarie, come se in casa, in tutta la giornata, ne fosse lor mancato il tempo! Non facevano altro, Dio mio! ma erano insaziabili.

Andando attorno, posatamente, parlandosi in un orecchio, stringendosi le mani, ella gli ripeteva spesso:

— Mi pare un sogno!

— Anche a me — rispondeva Eugenio.

Era proprio un sogno. Conosciutisi in una scampagnata, egli aveva appena avuto l'occasione di susurrarle qualche parola, così, per semplice galanteria, senza nessun'idea di far colpo, sapendo bene che quei due, marito e moglie, s'erano sposati per amore. Ma una sera, sul tardi, ritornando alla villa da una passeggiata faticosa, avvedutisi di esser rimasti molto indietro da tutta la compagnia, eran diventati a un tratto silenziosi, impacciati di trovarsi così soli tra i filari dei gelsi che costeggiavano la via, sotto quel cielo senza luna, nella penombra della sera che invadeva tacitamente la campagna al leggiero stormire delle fronde.

In che modo i loro sguardi s'erano incontrati? In che modo era spuntato su le labbra di tutti e due lo stesso sorriso pieno di stupore!.. E in un baleno, essa gli si era buttata tra le braccia, singhiozzante:

— Che gran male mi avete fatto!... Mi sento ammattire!

Eugenio, interdetto, turbato, rispose a stento:

— Ci chiamano... Non sente?