Ma nella nottata non potè chiuder occhio. Quella voce singhiozzante, piena di tanta passione, gli avea sconvolto il cuore e il cervello. Non credeva a se stesso:
— Amato fino a quel punto!
E due mesi dopo, nelle loro passeggiate serali per le vie della nuova Roma, essi ridevano ancora del terrore provato in camera di lei, nella Villa Savini presso Treviglio, una notte che suo marito avea dovuto correre a Milano per un affare urgentissimo.
Nel più bello, essi avevano inteso un piccolo rumore, secco secco.
— Han chiuso l'uscio della stanza di passaggio, di dentro! — ella balbettò, stringendogli un braccio, convulsa.
— Ah! Domani mattina saremo scoperti, tra le risa mal celate della servitù, e le ipocrite indignazioni delle altre villeggianti!... E mio marito! E mio marito!....
La signora Viotti si disperava, si torceva le mani, si strappava i capelli.
— Non può essere!... Zitta!... Vado a vedere.
E andato di là, a piedi scalzi, in mutande come si trovava, per accertarsene coi propri occhi, Eugenio era sùbito tornato addietro pallidissimo, mordendosi i baffi..... Un terribile quarto d'ora!
Smarrita, tremante da capo a piedi, vincendo ogni pudore, s'era levata anch'essa dal letto, e tutti e due presi per mano, barcollanti, erano andati insieme di là, dinanzi a quell'uscio fatale, per forzarlo, a ogni costo!.... E che infrenabile convulsione di risa, nel trovarlo ancora aperto com'egli, entrando, lo avea lasciato!