Egli non insisteva. Sicuro del suo segreto, aspettava di poter scoprire qualcosa di simile nel cuore di lei:

— Allora lo scioglimento della crisi diventerebbe facilissimo: nè disperazioni, nè lagrime; una stretta di mano, una parola di compianto per la felicità volata via.... e festa! D'altronde, il marito di lei pronto a perdonarle e ad aprirle le braccia, aveva scritto ultimamente a un amico, perchè s'interponesse; e questi s'era presentato alla signora colla gravità di un diplomatico. Ella, oh, sì! — aveva avuto il torto di rispondere che non ammetteva perdoni nel caso suo! — Un'umile fierezza a sproposito!.... Ma, dopo quella risposta, non le aveva egli susurrato, abbracciandola: T'amo di più! Sei stata sublime?.... — E aveva mentito!

Ma dopo che potè penetrare la vera ragione di quel muto dolore, Eugenio provò un vivissimo senso di dispetto, come se colei gli usasse così una prepotenza, un'inqualificabile soverchieria. Non ebbe il coraggio di rinfacciargliela; e rodendosi dentro, diventava, a ogni minima occasione, per ogni futile pretesto, incontentabile, stizzoso, aizzato da quel suo dispetto ingiustissimo — ne conveniva, qualche volta, da sè.

— Ma, infine, perchè non gli riusciva di provocare una resistenza; una scena da parte di lei?

Si arrabbiava.

La signora Viotti, zitta, rassegnata, deperiva intanto rapidamente, per quella vampa interna che le prosciugava il sangue e le struggeva le carni.

— Meglio lasciarmi morire! — avea deciso.

Eugenio, per convenienza, per scrupolo anche, condusse seco un dottore; ma la signora ricusò di riceverlo.

— Che dottore! Perchè mai? — ella diceva sforzandosi di parer tranquilla. — Sto benissimo.

E non si lamentava della sua sorte, neppure quand'era sola: