Da quel momento però il suo Eugenio cominciò a sembrarle di bel nuovo mutato.
— Guarisci presto — egli le diceva due giorni dopo, accarezzandole il volto dimagrito, ravviandole le ciocche dei capelli arruffate sulla fronte. — È la bella stagione. Andremo in campagna o a Sorrento come tu desideravi una volta. Cercheremo un nido, un piccolo paradiso di verzura e di sole, degno del nostro amore, degno di te....
La signora Viotti non rispondeva, non sorrideva neppure, a quelle carezze, a quelle promesse, ancora incredula e sempre decisa di lasciarsi divorare dalla sua gastrite. Ma da che egli rimaneva giorno e notte in camera, presso il letto di lei, e spesso la notte, dormicchiava, vestito, su un canapè, per esser più pronto a somministrarle una medicina e a cambiarle le pezze ghiacciate della testa; da che gli sentì ripetere, con lo stesso accento di prima, le dolci parole d'amore che l'avevano inebbriata fino ad offuscarle la ragione, fino a spingerla ad abbandonare un marito così innamorato e così buono da perdonarle tuttavia, s'ella avesse acconsentito; quelle parole piene d'incanto che Eugenio non le aveva mai più ripetute da un pezzo....
— Oh Dio!..... S'era dunque ingannata!..... S'era dunque ingannata?
Neppure lo stesso Eugenio, in certi momenti, avrebbe saputo distinguere s'egli continuava a rappresentare una pietosa commedia o se diceva davvero. Infatti, il rimorso d'aver contribuito, benchè involontariamente, alla distruzione di quella povera creatura, lo spingeva ad esagerare:
— Poverina! Muoia almeno contenta!
— Senti — gli disse un giorno l'ammalata. — Debbo confessarti una cosa....
Con le mani dimagrite, tremule per debolezza, ma che scottavano, gli aveva prese le sue e gliele stringeva forte:
— Fatti più accosto; posa anche la tua testa sul guanciale... Senti. Prima di morire, voglio confessarti....
— Oh, non siamo a questo punto!