— Forse!
S'era arrestata per guardarlo da vicino, nelle pupille; e gli passava una mano su la guancia, con la incerta carezza di persona rifinita dalla malattia.
— Senti.... Ti vedevo cambiato... Credevo che tu non mi volessi più bene e che io ti fossi diventata un peso insopportabile, una dura catena...
— Ma...
— Lasciami dire. Oh, non ti accusavo, non ti maledicevo; no! Vedi? Muoio per questo, e sarei morta disperata, senza fartelo comprendere. Perdonami!..... Ingannata dalle apparenze, ti calunniavo indegnamente..... Perdonami!
In quel volto pallido e scarno, le lagrime scorrevano, sgorgando più abbondanti dalle ciglia a ogni parola, a ogni frase; ed ella se le bevea con voluttà, impedendo che Eugenio gliele asciugasse:
— No, lasciami piangere!..... È così dolce!..... Lasciami morir così!
Nell'interrogare il dottore, egli provava una specie di esitanza, per paura che quello non indovinasse il suo egoismo di uomo che non amava più. Cercava, in alcuni momenti, di mentire perfino a se stesso, a quella intima voce della coscienza che lo rimproverava, inesorabile, a ogni domanda con cui egli sperava d'accertarsi che, presto o tardi, la sua tortura sarebbe finita. E, dopo tre eterne settimane passate attorno a quel letto, giorno e notte, senza aver mai respirato un soffio d'aria libera, il suo egoismo si sfogava in soliloqui brutali:
— Farà morire anche me, di sfinimento!
Ma sùbito, come per ammenda, la povera ingannata che smaniava dalla febbre, si vedea sopraffatta da un'effusione di carezze e di affettuosissime parole che parevano scaturirgli dal più profondo del cuore.....