— Ed erano una vigliacca finzione, un artifizio per attutire quella voce intera che gl'insorgeva contro! Aveva egli dunque due anime? Vivevano dunque due diverse persone dentro di lui, una buona e una cattiva?

Il dottore non si lasciava scappare una affermazione recisa:

— La malattia, gravissima perchè non curata in tempo, segue il suo corso; ma.....

A quel ma lasciato così sospeso, Eugenio provava, suo malgrado, un sollievo.

— Per certe anomale situazioni della vita, non c'è' altra soluzione che questa! — rifletteva freddamente. — Io non l'ho promossa, nè agevolata..... — soggiungeva, sùbito, per scusarsi.

Ma spiava ogni piccolo sintomo, ma notava ogni minimo cambiamento, raggirandosi, smanioso, attorno a quel letto, dove la povera signora, riarsa dalla febbre, soffocava gli atroci tormenti delle sue viscere, per non gridare, per risparmiargli il dolore di vederla soffrire, ora che si credeva sempre amata.

— Mi sento assai meglio, sai?

E le sue viscere si contorcevano, sotto la coperta, intanto ch'ella gli sorrideva e gli domandava dei baci.

Quella mattina ch'ella, già convalescente, si affacciò tutt'allegra tra i battenti dell'uscio del salotto, augurando al suo amante il buon giorno, questi, di cattivo umore, non seppe neppure usarle la cortesia di alzarsi sùbito da sedere e andarle incontro.

— Sono felice; non voglio più morire! — mormorava la signora Viotti, abbandonata deliziosamente su la poltrona.