La marchesa chiamò la cameriera e, sotto voce, ordinò le si preparasse il letto:

— Sùbito; non ceno.... E quel commendatore che non si muove! Sembra lo faccia a posta.

Quello ragionava di ferrovie, di esercizio privato, di esercizio governativo, di treni che deviavano, di treni che non arrivavano più...

— Oh, il suo, il treno di quella discorsa non arrivava alla fine davvero!

La marchesa velava uno sbadiglio. Avrebbe voluto alzarsi da la poltrona; ma si trovava come asserragliata tra il commendatore e il barone, e le pareva sconveniente passare in mezzo a loro....

— Se quell'altro l'avesse almeno guardata in viso! Gli avrebbe fatto un segnale. Pareva impossibile! Un uomo di spirito come lui gustava l'esercizio ferroviario con una voluttà!...

E i treni del commendatore continuavano a partire, uno dietro all'altro, senza interruzione. Si scontravano, ammazzavano la gente, non si arrestavano mai....

La marchesa avea una voglia di urlare:

— Cinque minuti di fermata!

Ma il commendatore non lo lasciava respirare; s'infuocava, apostrofava il Consiglio superiore del movimento, se la prendeva col Ministro dei lavori pubblici e gli faceva certe lavate di capo!.... Poi veniva la volta del Parlamento.