Altri tre mesi dopo, il barone e la marchesa Bellati, diventata quella mattina baronessa Foli, partivano verso le cinque di sera pel loro viaggio di nozze.
Era una serata dolce. L'orizzonte si accendeva ancora delle tinte vive del tramonto con gradazioni delicate.
Presi per mano, i due sposi si guardavano teneramente, commossi, senza dire una parola, da vere persone felici.
Si eran voluti bene tanto tempo, in una maniera stravagante, quasi avessero canzonato!... Ed ora, non era sogno, facevano il loro viaggio di nozze!
La baronessa al dubbio lume della lampada del vagone sembrava una bellezza fantastica, con quel viso che aveva sfumature e delicatezze da pastello e, in mezzo, i grandi occhi neri un po' velati da graziosa indolenza. Lo scialle che l'avviluppava tutta le dava aria di levantina.
Sul tardi, il barone tirò sotto il lume la tendina azzurra. Un'ombra discreta invase il vagone. Poi scoppiò un bacio.
— Ah, cara mia! — le mormorava il barone in un orecchio. — Se tu avessi provato la dolcezza del primo! Quella sera....
— Va là! Non dormivo! Ti volevo bene, e...
— Non dormivi?...
Il barone Paolo Foli rimase male.