Milano, 30 Novembre 1877.

CONTRASTO

Alberto diventava più impaziente da un momento all'altro e guardava l'orologio con certe occhiataccie... come se questo gli facesse il dispetto di ritardargli le ore.

— Le dodici! Per arrivare alle tre di sera ci voleva addirittura l'eternità.

Il caminetto schioppiettava nel salottino con allegra fiammata. Pareva borbottasse: «Stai fermo, accosta la poltrona; facciamo quattro chiacchiere sotto voce; ho tante cose a dirti! Ma Alberto ora andava su e giù, da un angolo all'altro; ora incollava il volto ai vetri della finestra e guardava nella via, senza dir nulla; i passanti gli parevano ombre.

Il cielo era grigio. Folate di nuvole scure spuntavano dietro i tetti e andavan via di corsa, quasi avessero fretta. Quelle nuvole pregne di pioggia, che pareva la rattenessero a stento per rovesciarla giù al primo scoppio di tuono, Alberto la vedeva fuggire pel cielo come tanti uccellacci di mal augurio.

Quel tempo minaccioso gli metteva l'uggia addosso.

— O perchè non splendeva una bella giornata di sole? Anche il tempo lo contrariava, gli faceva un dispetto, gli dimezzava la sua felicità, gli amareggiava uno dei più squisiti piaceri della sua vita di scapolo! Già, se cominciava a piovere, col rovescione che sarebbe venuto giù, lei avrebbe trovato una scusa per mancare alla promessa. Oh, non le sarebbe parso vero! Se l'era lasciata strappare a stento, dopo parecchi mesi d'insistenza, quasi per stanchezza!... La pioggia, sicuramente, sarebbe stata un bel pretesto!