E già le prime goccie battevano sui vetri, brillavano un momentino, e poi sbavavano.

Alberto, involtando nervosamente una sigaretta, masticava impropreri all'indirizzo della pioggia.

***

Si aggirò pel salotto a testa bassa, lentamente; prese in mano uno dei tanti volumi buttati alla rinfusa sopra un tavolino e si sdraiò su la poltrona, presso il caminetto. Il caminetto continuava a scoppiettare, a borbottare con le sue lingue di fiamma.

— Inutile! non posso leggere. Le lettere mi ballano sotto gli occhi. Son troppo arrabbiato.

E si allungava su la poltrona, abbassando le palpebre, strizzando la sigaretta fra i denti.

— Domani alle tre!...

Se lo sentiva ripetere all'orecchio da una voce affiochita dalla distanza, musicale, da un gorgheggio di usignuolo, da un'eco che sembrava gli arrivasse da una profumata regione tropicale verso cui si sentiva trasportato, come nei sogni, vertiginosamente.

— Ah quella bionda testa di donna!