Gli accendeva l'immaginazione di riflessi dorati, di rosei fulgori.
— E quegli occhi cerulei! Cerulei, limpidissimi, profondi; un'immensità di cielo! E quelle labbra! Così sanguigne da rendere smorta la bianchezza opalina della carnagione!
Quella testa di bionda maliarda gli faceva accenni civettuoli, promesse che avean l'aria di voler essere ripulse, inviti che pretendevano di parere concessioni pietose.
E il salotto gli si illuminava di un vasto incendio di sole, e il pianoforte aperto in un angolo vibrava da tutte le sue corde un fremito armonioso, senza che nessuno lo toccasse, per sola virtù della presenza di lei!...
***
Gran fantasticatore quell'Alberto! Glielo dicevo sempre; ma questa volta, bisogna convenirne, aveva ragione. Nei suoi panni chi non avrebbe fatto lo stesso? La signora Moroni era tale bellezza, da far girare il capo a un santo e fargli perdere il paradiso.
Girare il capo, l'ho detto a posta. In quanto a farsi amare, ecco, la signora Moroni era di quelle donne che si desiderano violentemente ma non si amano punto. Da prima, lo confesso, non ero di questo parere, non facevo distinzioni; confondevo scioccamente il violento desiderio con l'amore.
— Sbagli — mi disse Alberto una sera; — c'è una bella differenza. Il desiderio, sodisfatto, cessa, l'amore è un abbisso che non può mai colmarsi.
— Cessa anche l'amore...
— No; il vero amore si trasforma, non cessa.