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— Le due!

Agli squilli argentini dell'orologio Alberto si riscosse.

— Avea dormito? Avea sognato? Avea fantasticato?

Si sentiva intorpidito. Il caminetto rosseggiava senza fiamma; la pioggia cadeva lentamente. Il cielo prendeva quel colore bianchiccio che precede il sereno. Il salottino nuotava entro una luce dolce, morbida, insinuante. Alberto se la sentiva penetrare per tutto il corpo, come il tepore di un bagno.

Non era più impaziente. Guardava l'orologio con altr'occhio; dubitava non andasse avanti:

— Possibile! Le due?

Quasi quasi gli dispiaceva che mancasse appena un'ora all'arrivo di lei.

— C'è da sentir fermare, da un momento all'altro, la sua carrozza al portone... Forse non verrà nemmeno in carrozza... La prima scampanellata all'uscio sarà la sua, certamente... Ecco, dimenticavo di lasciarlo soltanto accostato!... Lei voleva così, per non aspettare sul pianerottolo...

Ma rimaneva là, sdraiato, con la pianta dei piedi contro la brace, senza trovar la forza di levarsi; giacchè bisognava andasse egli stesso ad aprire, avendo, con un pretesto, mandato fuori di casa il servitore.