— Spregevole poi... — fece Borgagli, lusingato di veder presa sul serio la sua opera d'arte.
— Ah! Tu lo difendi; è naturale. Quanta parte di te c'entra, confessalo, in quell'ambiguo carattere?
— Ambiguo, no; complicato forse volevi dire. Allora facevo anche io il mio gran sogno e tu eri un po' la donna intravista, inseguita e non mai raggiunta, per dimenticare la quale Gherardo...
— E perchè voleva dimenticarla?
— Ecco — disse il marito, alzandosi da sedere e raccogliendo i fogli sparsi su la scrivania già coperti della sua grossa e nervosa scrittura. — Tu non puoi immaginare il piacere che mi produci in questo momento, ragionando dei personaggi e dei fatti del mio romanzo come di persone e di avvenimenti reali. Certamente qualcosa di mio c'è in essi e del me più schietto e più sincero. Sono passati per la mia immaginazione, si sono fusi, si sono organizzati in essa pur tentando di assumere una loro distinta personalità. Io stesso non saprei precisamente dirti come questo avvenga. L'artista, scrivendo, è in una specie di semi inconsapevolezza, sta a guardare, maravigliato — più che non farebbero gli altri — quel che avviene dentro di lui, il miracolo della creazione; e forse è il solo a goderne pienamente, perchè, soltanto lui può osservarne il processo di mano in mano che esso avviene. Quante viete cose ti dico, mentre dovrei baciare la bella mano che tiene ancora il mio libro, e la bellissima bocca che mi ha detto: Mi hai fatto soffrire!
Diana si lasciò baciare la mano e la bocca, spalancando i vividi occhi caprini in viso al marito, un po' irrigidita di fronte alla calda effusione di quel ringraziamento, di cui ella non riusciva a capire il preciso significato, se egli non si burlasse, per caso, della sua femminile ingenuità.
Parecchi volumi di novelle di suo marito ella aveva letti durante il fidanzamento, ma senza interessarsi di scoprire quel che esse potessero ricordare del passato di lui. Non aveva mai fatto nessuna distinzione tra quelle narrazioni rapide, appassionate, contenenti un fiero dramma interiore che talvolta scoppiava in tragedia; tra parecchie di esse piene di finezze, argute, quasi maligne, specialmente quando si trattava di rari caratteri di donne; e le molte novelle drammatiche o ironiche di altri autori italiani e stranieri. Le une e le altre erano servite a procurarle un po' di distrazione, con lieve godimento intellettuale.
Ora invece si era messa a rileggere non solamente le novelle e i racconti di lui già raccolti in quattro bei volumi, ma anche le altre ancora disperse tra le colonne dei giornali e le pagine delle rassegne, dove suo marito le spargeva con profusione da gran signore, e che egli ritardava a raccogliere, attendendo che le impressioni della recente lettura si fossero alquanto scancellate e fosse solleticato il gusto di tornare a leggerle.
Dapprima Borgagli si era rallegrato della conquista di una lettrice che non era, per cultura, per affettuoso interesse, lettrice ordinaria. Diceva anzi: della riconquista perchè, di giorno in giorno, notava certe sottili osservazioni intorno a parecchie novelle che prima le erano passate quasi inosservate. Pareva che ella avesse bisogno di schiarimenti, di dilucidazioni a proposito di una battuta di dialogo, di un motto passionale fatto sfuggire dalla bocca di una creatura, in un terribile momento, quando sembrava che soltanto quella parola risolvesse la inevitabile crisi di un povero cuore.
— Perchè ha risposto così?... Come hai tu saputo che ha risposto così? — domandava infine ansiosamente.