Quell'ah! lo sapevo a memoria. Significava il vuoto desolante del suo cuore, il gran desiderio della famiglia che lo tormentava da tanti anni, il suo ideale della vita che gli sfuggiva appena allungava la mano per afferrarlo.

Per questo si era buscato il nomignolo di Pìula, che nel dialetto siciliano significa strige. Era un sospiro, un lamento, un singhiozzo, qualcosa di così triste, di così malauguroso, come il canto della strige, che faceva proprio male a sentirlo.

Pìula aveva trent'anni, ma gli se ne potevano dare addirittura cinquanta. Occorreva la fede di nascita, col visto del Sindaco e con tanto di bollo, per non credersi corbellati. Era andato giù in poco tempo, dopo parecchi disinganni: l'ideale lo consumava. La natura lo aveva impastato male. Una sensitiva, un poeta! Non già che egli avesse la debolezza di scriver dei versi, nemmeno per sogno; i suoi studi, fortunatamente, non gli permettevano di poter distinguere un endecasillabo da un settenario. La poesia l'avea tutta dentro, nelle sue viscere di sensitiva.

Bisognava sentirlo ragionare della donna dei suoi sogni! Venivano le lacrime agli occhi. Una lirica di tenerezza, un idillio, un cantico di adorazioni e di mistici rapimenti....! Ma quel sogno tardava troppo a trasformarsi in realtà.

Nel marzo d'ogni anno, Pìula sentiva l'assillo della Primavera vicina e rifioriva, come la terra; diventava allegro, spigliato. La sua folta capigliatura castagna provava più assidue le carezze del pettine e dell'olio coll'essenza di spigo, il profumo da lui preferito. I bianchi e lucidi petti delle camicie si avvicendavano frequenti tra lo sparato del corpetto. I colletti si contornavano d'una cravattina nera, vero nastrino di seta, accuratamente annodata. Il ferraiuolo di panno verde-bottiglia, dal collare un po' unto, cedeva il posto al soprabito nuovo color cioccolata; e le sue mani stupivano di sentirsi, le domeniche, imprigionate dentro guanti di pelle ch'esse dovevano certamente riconoscere; contavano più primavere, ma sembravano nuovi.

Erano i segni rivelatori dell'interno risveglio dell'Ideale.

In marzo Pìula ricominciava, da qualche anno in qua, la sua caccia alla moglie, farfalla indiavolata che non si lasciava acchiappare; e allora, nelle belle giornate, egli veniva da me, a invitarmi a una sentimentale passeggiata pei campi. Sintomo infallibile! Aveva qualcosa da confidarmi.

— Ci siamo?

— Eh! Eh!

— Via, non far misteri....