Alle nove e mezzo il signor Van-Spengel, terminato di fumare la pipa, si era levato.
Si vestì, secondo la sua abitudine, in fretta e in furia; si fece aiutare dalla serva a infilare il soprabito, e si accostò al tavolino per prendervi gli occhiali. La serva teneva in mano il cappello e la mazza.
— Che storia è questa! — aveva esclamato ad un tratto.
Era maravigliato di trovar alcune carte sul tavolino.
Prèsele in mano e lette le poche righe della prima pagina, il signor Van-Spengel si era fregato più volte gli occhi, avea guardato attorno, in alto e in basso, per la stanza; poi era tornato a sfogliare lentamente tutto il quaderno, osservandone con viva attenzione e con crescente sorpresa la scrittura fina e compatta.
— Chi ha recato queste carte? — disse bruscamente alla serva.
— Ma, signore!....
La Trosse sorrideva; credeva che il suo padrone celiasse.
— Infine, parlate! Chi ha recato queste carte? Non me ne avete detto nulla.
— Non so — rispose la serva vedendo la serietà del suo padrone. — Qui non c'è stato nessuno.