Come per riposarsi, in alcuni giorni della settimana egli scriveva una novella che, secondo lui, doveva tenergli sciolta la mano con la forzata rapidità della narrazione; e anche per sodisfare a certi impegni con giornali e periodici che si contendevano i suoi lavori.

Mai Diana aveva mostrato curiosità di leggere le piccole cartelle del manoscritto via via che suo marito le andava accumulando in un angolo della scrivania.

Quella mattina egli la vide accostare con tale aria di sospetto che, quando ella tese la mano per prendere le cartelle alle quali era già sovrapposta l'ultima scritta, non ostante il sorriso, non ostante il tono appositamente umile e gentile con cui furono pronunziate le parole: — È permesso pregustare?... — non potè far a meno di fermarle il braccio e domandarle:

— Ti senti male?

— No.... Lasciami leggere.

— Leggerai dopo. Rispondi: ti senti male?

— No.... Lasciami leggere.... Voglio leggere....

E si allontanò stringendo nel pugno il manoscritto, come una preda vittoriosa.

Pietro Borgagli si sentì contrarre il cuore da uno spasimo atroce. E ritto in piedi, col dorso delle mani fortemente appoggiato su l'orlo della scrivania quasi avesse bisogno di premere su qualcosa di resistente per convincersi di non esser vittima di un'allucinazione, seguiva con gli occhi i movimenti di Diana, che leggeva le cartelle un po' sgualcite dalla stretta del pugno con cui le aveva afferrate, e indugiava, andava lestamente via con gli occhi, tornava addietro, fino a che, arrivata all'ultima, non scattò, tendendo il manoscritto, balbettando convulsamente:

— Ora non dirai che non è vero!