Ecco intanto ciò che il signor Van-Spengel lesse tutto di un fiato. Lo trascrivo dall'Appendice A posta in fondo al volume.

«Signore,

«Questa mattina (2 Marzo) alle ore 11 antimeridiane, recandomi dal mio ufficio al Ministero dell'interno per ricevervi le istruzioni e gli ordini di S. E. il Ministro, allo sboccare della via Grisolles nella via Roi Lèopold, vidi una gran folla radunata, davanti a la casa segnata col N. 157, accanto al palazzo del signor visconte De-Moulmenant. Dubitando di un assembramento di sediziosi contro il pastaio che ha la bottega là presso al N. 161, mi affrettai ad accorrere dopo aver chiamato le due guardie Lerouge e Poisson che si trovavano di fazione a capo della vicina via Bissot. Si trattava di ben altro. Il cocchiere, il cuoco, due camerieri della signora marchesa di Rostentein-Gourny stavano davanti al portone della casa a due piani, proprietà di detta signora marchesa, picchiando, ripicchiando da un'ora e mezzo e non erano riusciti a farsi sentire nè dal portinaio, nè dalla cameriera rimasta in casa, nè dalla marchesa, nè dalla marchesina.

«Quelle persone di servizio affermavano aver ricevuto dalla marchesa il permesso di assistere alle nozze della figlia del cuoco; erano perciò rimaste fuori di casa tutta la nottata.

«Si cominciava a sospettare di qualche grave accidente.

«Il cocchiere, scalato il terrazzino di mezzo a cavaliere del portone, aveva tentato di farsi sentire, picchiando su le persiane con tale violenza da rompere alcune stecche; ma senza frutto. Pareva che in quella casa non ci fosse mai stata anima viva.

«Dimenticavo di dire che il sergente Jean-Roche, con altre sei guardie, mi avea precesso sul luogo, ed aveva già mandato uno dei suoi uomini dal giudice del Circondario per aprire il portone con le forme richieste dalla Legge. Il giudice arrivò da lì a pochi minuti, insieme col Cancelliere.

«Si cercò un magnano, e dovemmo stentare un pezzetto prima che le serrature interne fossero messe allo scoperto e sforzate.

«Assegnate sei guardie per contenere la folla e scelti due testimoni, entrammo insieme con questi domestici, chiudendo il portone dietro a noi. I domestici dovevano servirci di guida e dar gli schiarimenti opportuni.

«Fatti pochi passi, ecco sul primo pianerottolo della scala un'orribile scena. Il portinaio giaceva là quant'era lungo, con la testa appoggiata a un gradino; nuotava nel sangue. Le sue mani erano squarciate da tagli in direzioni diverse. Aveva due ferite alle regioni del cuore, tre in fondo all'addome.