«È difficile, egli scrive, indovinar con precisione ciò che accadeva nell'animo del signor Van-Spengel alla terribile conferma data dai fatti alla sua visione di sonnambulo. Il giudice signor Lamère, appena arrivato sul luogo, notò che l'aspetto del Direttore era nervoso. Guardava attorno un pò stralunato; pacchiava con le labbra asciutte, impaziente. Era di un pallore mortale, quasi cenerognolo; respirava affannato. Il signor Lamère gli rivolse più volte la parola senza spillarne altra risposta che uno o due monosillabi.
«Entrarono.
«Alla vista del cadavere del Portinaio, il signor Van-Spengel lasciò sfuggire un oh! prolungatissimo, e si passò più volte la mano su la fronte. Nel salire le scale sudava. Cavò fuori ripetutamente il fazzoletto per asciugarsi le mani e il viso. Nel salone di ricevimento si fermò immobile, davanti al cadavere della marchesina Rostentein-Gourny, tenendosi la testa con tutte e due le mani.
«Il signor Lamère si affrettò a domandargli:
« — Si sente male?
« — Un pochino — rispose.
«E andò verso la finestra che dava sulla via Roi Léopold.
«Quando il giudice lo invitò ad assistere alla perquisizione, il signor Van-Spengel rispose secco secco:
« — Fate.
«E rimase assorto nei suoi pensieri, a capo chino, con le mani chiuse l'una nell'altra, appoggiate al mento ed alle labbra, e le spalle rivolte alla via. (pag. 130).