Il dottor Marol lo trovò in questa posizione. Ma poco dopo, quand'ebbe terminato l'esame della ferita della Marchesina, vide che il signor Van-Spengel, coi gomiti sul davanzale della finestra e il il mento sui pugni, guardava fisso tra la folla.

Stette così forse una mezz'ora. Il giudice signor Lamère, compiute le sue indagini, gli si era accostato per consultarlo sul da fare. Egli credeva che i servitori, che almeno qualcuno dei servitori avesse avuto parte in quel misfatto:

Gli pareva prudente far arrestare senza indugio tutte le persone di servizio. I particolari del delitto mostravano, quattro e quattro fa otto, che là c'era lo zampino di qualcuno di casa.

— Un momento — rispose il signor Van-Spengel dopo alcuni istanti di riflessione.

Andò lentamente a sedersi sul canapè nel lato opposto della camera, trasse dalla tasca del sobrabito alcune carte piegate in lungo, saltò parecchie pagine e si mise a leggere con grande attenzione.

In quel punto l'aspetto del signor Van-Spengel aveva un'espressione stranissima.

Gli abbondanti capelli grigi che gli rivestivano la testa erano arruffati, quasi irti per terrore. Il luccichio dei cristalli degli occhiali, ogni volta ch'egli alzava il capo quasi cercasse una boccata d'aria, accresceva il sinistro splendore della pupilla e del volto. Le rughe della sua fronte parevano tormentate da interna corrente elettrica e comunicavano la loro violenta mobilità a tutti i muscoli della faccia. Le labbra si allungavano, mentre i piedi sfregavano continuamente sul tappeto poggiando con forza.

— Tutti i direttori di polizia sono così? — disse il signor Lamère al dottor Marol.

— Che volete ch'io ne sappia? — rispose questi più stupito di lui.

Passarono dieci minuti.