Il dottore alzava le spalle, non si fermava neppure, e con la punta della sua mazza colpiva sassi e sterpoli, mandandoli da questa o da quella parte dello stradone, rabbiosamente.

— Commetterai una seconda corbelleria, più grossa di quella di prender moglie! — profetizzò una sera all'amico.

— Che debbo fare dunque? — rispose il notaio stizzito.

— Crepare là dove stai. Tanto, siamo vecchi. Non te ne accorgi?

***

Un mese dopo, una mattina, di buon'ora, ecco uscire di casa del notaio la chioccia coi pulcini, e lui dietro; andavano a vedere il posto della casa nuova, come già la chiamavano.

Uno sfacelo. Muri crollati o crollanti; scale rimaste per aria, pavimenti sfondati; e, tra le macerie, erbacce parassite e ortiche alte così, che parevano alberelli. Donna Rita non sapeva dove mettere i piedi, atterrita di vedere le bambine sguinzagliate sotto gli archi, su i mucchi di pietre e calcinaccio, col pericolo di rompersi il collo. Il notaio gongolava, zufolando allegramente il suo eterno fìchiti-fon! fìchiti-fon! che ora significava: Finalmente ci son riuscito! Egli non badava alle bambine, non si curava degli strilli delle due minori che avevano abbrancato le ortiche e si sentivano frizzare le mani quasi avessero toccato carboni roventi. Eretto sur un grosso pezzo d'intaglio rimasto ritto come un cippo funerario in mezzo alle macerie, trinciava con la sua mazza di sorbo fantastiche linee, elevava piani, divideva stanze: qui l'anticamera, là il salotto, qua la camera matrimoniale, là la sala da pranzo; e ad oriente, dalla parte dello stradone, la fila delle stanze da dormire per le ragazze, una per ognuna; e sotto, a pianterreno, l'orto o giardinetto, fiori e frutta..., miscuit utile dulci. Dalla gioia, parlava latino a Lisa che gli stava a lato e insisteva per avere una cameretta con l'alcova.

— Perchè con l'alcova?

— Mi piacerebbe così!

— Vedremo! Vedremo! Ma che aria, eh? E che sole!