— E che vento, non lo dite? — lo interruppe sua moglie.

— Vento? Quando tira, tira da per tutto. Non dire sciocchezze!

La signora Barreca contraddiva raramente suo marito.

Era donnina calma, rassegnata, che sopportava come gastigo de' suoi peccati i tre parti di gemelle e tutta quella figliolanza femminile. Bionda, smorta, vestita sempre di scuro, badava alle faccende di casa, che non erano poche, alle bambine che dovevano andare a scuola e facevano i compiti su la tavola da pranzo senza tappeto, per paura dei calamai frequentemente rovesciati; e sorvegliava Lisa, la spilungona (il nomignolo glielo aveva appiccato il notaio, per compiacenza della statura di lei, e le sorelle glielo ripetevano spesso sapendo che ella ci si arrabbiava). La sorvegliava all'insaputa del marito, per evitare scene e guai; le aveva trovato in un cassetto una letterina amorosa di uno studente in vacanza, e poi aveva intercettato la risposta in mano della serva, che era stata mandata sùbito via.

— Che ha fatto, da mandarla via? — voleva sapere il notaio.

— Questa è faccenda che mi riguarda! — avea risposto donna Rita. — Vi ho forse domandato perchè avete preso un nuovo scrivano?

Ed il notaio la guardò meravigliato di quella risposta che gli era parsa straordinaria arditezza. Egli l'aveva abituata a non aver volontà, a non interrogare, a non ragionare di niente. In casa era un despota silenzioso — fìchiti-fon! fìchiti-fon — e bastava; meno le non rare volte che montava in furia, spesso per un nonnulla, e buttava tutto per aria, piatti, bottiglie, bicchieri, facendo tremare gli usci e le imposte dagli urli, minacciando di legnare mamma e figlie! Qualche vicino accorreva. Le ragazze si erano già rinchiuse nelle loro camerette; donna Rita piangeva zitta zitta in un canto; e il notaio, con gli occhi rossi e la faccia congestionata, se la prendeva con le seggiole, con la tavola da pranzo, con gli usci, dando un pugno qua, un calcio là, fino a che la presenza di quell'estraneo non lo faceva rientrare in sè.

— Andiamo! Che è questo, signor notaio!

— Non sono padrone in casa mia? Non posso fare quel che mi piace? Comando io, sì o no? Voglio essere obbedito!

— Ha ragione! Sta bene... Ma si calmi!