Donna Rita non avrebbe mai detto quel che era accaduto una mattina, quando ella avea sorpreso la figliuola mentre parlava dalla finestra col suo studentello. L'aveva afferrata per le spalle, tirandola dentro; e allo studentello che scappava avea fatto intendere che lo avrebbe fatto prendere a calci dal notaio; e alla serva del proprietario del cortile, che si era affacciata alla finestra e rideva, aveva detto che ci avrebbe avuto poco gusto a praticare quel bel mestiere all'insaputa dei suoi padroni; doveva essere stata lei a dar agio di penetrare nel cortile allo sbarbatello screanzato! E siccome la serva aveva risposto malamente, n'era nato un putiferio...
Lisa stava in broncio; la mamma la trattava con modi assai bruschi. E il notaio, alla spiegazione della moglie — Ragazze! — pensava che i nervi Lisa non li avrebbe più avuti lassù, nella casa nuova, con tutta quell'aria, con tutta quella luce!
E per svagarla, la mattina dopo condusse colà tutti, la chioccia coi pulcini. E le mura umide e il tetto risonarono degli allegri strilli delle ragazze che si rincorrevano per le stanze senza usci e coi pavimenti di gesso. Madonna Rita diè un pizzicotto alla figliuola, facendola ritirare dal terrazzino, perchè laggiù nello stradone passeggiava lo sbarbatello malcreato, col sigaro in bocca, con le mani nelle tasche dei calzoni e il naso per aria, verso il terrazzino, impertinente sfacciato!
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Ah! quel dottor Ballocco era stato un uccellaccio di malo augurio.
Sì, sì, nella casa nuova si stava larghi e comodi; ma quell'inverno il povero notaio, che cominciava a sentire gli acciacchi della vecchiaia, aveva passato terribili nottate e bruttissime giornate col vento di levante che urlava e fischiava e pareva volesse schiantar la casa dalle fondamenta. Due, tre inverni di quella sorta, ed essa sarebbe stata sconquassata peggio di prima. I due peschi, stroncati; i nespoli, sfrondati; il pergolato buttato giù a catafascio; i vasi dei fiori, la più parte ruzzolati per terra come se durante la nottata ci fosse stato qualcuno che avea giocato alle bocce con essi; parecchi ridotti in frantumi. Miracolo che le imposte avessero resistito e che soltanto pochi tegoli fossero stati portati via, come foglietti di carta, e buttati sul selciato di Via Lunga!
Quella mattina il povero notaio, imbacuccato nel vecchio ferraiuolo, col berretto da casa calcato fin su gli orecchi, per poco non pianse vedendo tanta distruzione. Le figlie e donna Rita gli andavano dietro, rizzando i vasi, sollevando i sostegni del pergolato, raccontandosi le paure della nottata, perchè esse, nate e cresciute in quell'altra casetta incastrata fra case più alte che la proteggevano da ogni lato, non avevano nessuna idea delle ventate di levante. Colà avevano dormito come tra la bambagia; qui invece, la notte avanti, avevano avuto tanta paura che erano saltate giù dai letti; e il notaio e donna Rita, che recitavano paternostri e avemmarie, se le erano viste comparire in camera, mezze vestite, a piedi scalzi, atterrite, piagnucolanti. C'era voluta tutta la severa autorità del notaio per indurle a tornare nelle loro camerette.
Ora ridevano tra loro, rammentando certi gesti, certe parole di questa e di quella, durante il terrore del vento; facevano un chiacchiericcio allegro che indispettiva il notaio; parevano divertirsi in mezzo a tutta quella rovina che dava loro tanto da fare lì dove il babbo non voleva che mettessero le mani e quasi quasi neppure i piedi, perchè la cura dell'orto doveva essere tutta sua. Ma ecco: il danno che egli temeva venisse fatto dalla sbadataggine delle ragazze, il vento glielo aveva fatto, e centuplicato, in poche ore!
E stava a guardare, divagando, dando incoraggiamenti; soltanto si meravigliava che Lisa se ne stesse zitta in un canto, e che donna Rita brontolasse sotto voce rivolgendosi a lei.
— Ma che hai — le domandò — con quella figliuola?