E una mattina che scorse laggiù lo studentino col sigaro in bocca e il naso per aria, disse:
— È della razza! Poveri e superbi! Suo padre era usciere di pretura, ma si è messo a fare lo strascina-faccende davanti al conciliatore, dopo che è stato cacciato via dall'ufficio! Sua madre... lasciamola stare!... Suo fratello maggiore è andato a far la guardia di finanza! Costui vuol diventare... che cosa? Non lo sa neppur lui! Finge di studiare!... Invece del sigaro, comprati due soldi di pane, morto di fame!...
Lisa si faceva di mille colori, udendolo parlare così.
— Che ve ne importa? — esclamò stizzita. — Ognuno deve badare ai fatti propri.
E lei infatti badava, zitta zitta, sorniona, ai fatti propri, con la testina sconvolta e il cuore in fiamme per lo studentello; e resisteva alla guerra sorda della mamma che la minacciava di accusarla al notaio, com'ella chiamava abitualmente suo marito.
— Accusatemi!
— Ti spaccherà la testa! Ti farà uscir dal cervello il sangue pazzo!
— Lasciate che me la spacchi!
— Te la spaccherò io prima di lui!
— Spaccatemela!