— Dico la verità!
E siccome il notaio, sbalordito dall'incredibile rivelazione, si era rimesso inavvertitamente a zufolare, il dottore, per dovere di amico, si capisce, continuò:
— Ecco il bel profitto della casa nuova!
E raccontò quel che sapeva. Non avevano occhi dunque, lui e sua moglie?
— Anche Lisa? — balbettò il notaio.
— Sì, sì, peggio delle sorelle; col figlio dell'usciere Caniglia!
Nominò pure gli altri; una filza! Il povero notaio non zufolava più; il sangue gli era salito al capo.
Arrivò a casa con gli occhi iniettati di bile, con la schiuma alle labbra; e sbatacchiato l'uscio dietro a sè, cominciò a distribuire schiaffi e pugni come un pazzo furioso.
— Ah! te lo do io il figlio di Caniglia! Te lo do io Bacarella! Te lo do io Rumasuglia! Civette! Screanzate! Ah! Ah!
Inseguiva per le stanze le figlie che tentavano di salvarsi, urlando e piangendo. E quando non poteva colpir loro, buttava per aria seggiole, tavolini, dava calci agli usci delle camere dove le ragazze erano corse a rinchiudersi mettendo i paletti. Trovatosi faccia a faccia con sua moglie che piangeva e strillava con le mani fra i capelli, le si piantò dinanzi agitando in alto i pugni convulsi: