E picchiava agli usci delle camere delle ragazze.
— Aprite; se no, sfondo l'uscio a calci! Aprite!
Mezza giornata d'inferno; col gran guaio che qui non c'erano vicini da poter accorrere per calmare il notaio e condurlo via. Tutte le finestre chiuse; le ragazze tremanti attorno alla tavola da pranzo, coi lumi accesi quasi fosse notte, ognuna col suo lavoro in mano, zitte zitte, a testa bassa, sotto il roteare furibondo degli occhi del notaio che, a intervalli, si rivolgeva a questa o a quella, a Lisa sopratutte:
— Te lo do io il figlio di Caniglia! A quel morto di fame fa gola la casa, la dote! Sì! Sì!
Uno, due, tre giorni, va bene, poteva durare. Con le finestre ermeticamente chiuse la casa sembrava disabitata, o la famiglia colpita da lutto. Il dottor Ballocco, che se n'era accorto durante la solita passeggiata e nel passar da Via Lunga andando attorno per le sue visite, disse al notaio, scherzando:
— Fate gli esercizi spirituali in casa?
Il notaio grugnì. Il dottore, indovinato quel che doveva essere accaduto, soggiunse:
— Non andare in eccessi! Infine... le ragazze...
Sentendosi quasi dar torto da colui che primo gli aveva aperto gli occhi, il notaio perdè la pazienza e rispose:
— Tu bada ad ammazzare i tuoi clienti!